Con una piacevole conversazione andiamo a conoscere il Dottor Luca Emilio Voltini, romanese DOC, come si definisce, e medico diagnosta della Calcistica Romanese.
Oggi è Primario di Radiologia all’Ospedale di Romano. In precedenza ha lavorato presso gli Ospedali Civili di Brescia e, per 11 anni, all’Ospedale di Treviglio. Vive a Romano con la sua famiglia.

Inizio chiedendoLe la ragione che l’ha spinta a far parte di questo nuovo progetto:
Sono sempre stato interessato sia alla medicina sportiva sia al calcio. Negli anni ‘90 ho avuto una lunga esperienza all’USO Calcio, che a quei tempi militava in serie C e D. Ma ho sempre tifato la Romanese e per questo sono molto contento di essere all’interno di questa società, al fianco di uno staff medico che si prende cura a 360° dei giocatori. Io, in particolare, mi occupo della diagnosi sportive, andando a individuare gli infortuni.
Sono stato anche un calciatore, alla Fiorita; ero ala destra, correvo tanto ma la palla non la sapevo tanto trattare.

Nell’arco degli anni ha notato cambiamenti nei tipi di infortuni nei giocatori?
Per ora ho lavorato poco con la squadra a causa del lockdown; posso dire però che oggi ci si infortuna meno che in passato, sia perché i calciatori sono di norma più giovani, sia perché gli allenamenti sono meglio strutturati e, particolare non da poco, si dedica migliore attenzione all’alimentazione. Sono convito che, nel bene e nel male, l’uomo è ciò che mangia.
Vedo infortuni soprattutto muscolari e legamentosi, fortunatamente molto più comuni di quelli ossei.

Oltre all’USO Calcio, ha altre esperienze che vuole condividere?Sempre all’interno del mondo del calcio ho avuto esperienza nella squadra femminile del Mozzanica, di cui ricordo la determinazione e la tenacia delle giocatrici.
Ho visitato numerose pallavoliste, tra cui Maurizia Cacciatori e Francesca Piccinini.
Ho anche avuto la fortuna di visitare e conoscere Rudol’f Nureyev, negli anni ’90, quando gli ho fatto un’ecografia alla spalla che si era infortunato durante un’esibizione a Verona.

Essendo Lei un medico, non posso non chiederLe della pandemia.
E’ stata dura, c’era la paura di ammalarsi e ci si è ammalati; serve coraggio e dedizione verso il paziente e verso il proprio lavoro, senza dimenticare mai che l’importante è riuscire a curare chi sta male. Fortunatamente non ho avuto a che fare con persone negazioniste, anzi ho visto tanta paura negli occhi di chi soffriva.
Ci tengo a ribadire l’importanza dei dispositivi di protezione, del lavaggio delle mani, del distanziamento fisico e, quando arriverà, fondamentale sarà il vaccino. Vacciniamoci.

La ringrazio per la sua testimonianza. Vorrei concludere con una notizia di attualità, chiedendoLe un suo ricordo di Paolo Rossi.
Ho vissuto la sua scomparsa con tristezza. Mi ricordo che nell’82 stavo preparando l’esame di anatomia e lui e la Nazionale mi tenevano compagnia. Qualche giorno dopo la finale ho dato l’esame e ho preso 28. Meglio di così non poteva andare.
In seguito, durante un viaggio in treno, mi è capitato di incontrarlo. E’ stato come incontrare un vecchio amico.

Martino Probo